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Notizie dai birrifici

  • BrewDog Tomorrow, business as a force for good

    Quando bere birra artigianale fa bene al pianeta

    lattine brewdog

    Dal 2007 ad oggi i ragazzi di BrewDog hanno mostrato la loro indole rivoluzionaria in più di un’occasione. In questo 2020 così diverso dagli altri anni non si sono persi d’animo, hanno deciso di mettere in atto una nuova rivoluzione dimostrando quanto un’azienda possa fare la differenza.  Lo hanno fatto producendo gratis gel sanificante durante il lockdown, e lo stanno facendo in questi giorni dando vita ad una nuova avventura
    La nuova sfida dei ragazzi di Ellon riguarda la sostenibilità ambientale, piccole e grandi iniziative che cambieranno l’impatto di BrewDog sulla Terra, perché del resto abbiamo bisogno di un pianeta sano per produrre buona birra.

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  • Bermondsey Beer Trip

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    Tre giorni sotto gli archi a Bermondsey per scoprire il meglio del panorama craft londinese.

    Chiunque ami la birra artigianale e si trovi anche solo per qualche giorno a Londra non può resistere alla tentazione di passare qualche ora a Bermondsey. Quartiere a sud di Londra nominato “Best Place to Live” nel 2018 dal Sunday Thames, viene attraversato dalla ferrovia, diventata il cuore pulsante del fermento brassicolo londinese grazie agli arches che la sostengono. All’interno degli arches, birrifici storici e realtà giovanissime che nel week end aprono le proprie porte a curiosi ed appassionati, garantendo uno dei Pub Crawl più interessanti per il palato di un vero amante della birra artigianale.
    Vi portiamo con noi nel nostro viaggio, sperando possa servire di spunto nel vostro prossimo tour in Inghilterra.

    Sotto gli archi di Bermondsey si trovano tantissimi birrifici e proprio la vicinanza geografica rende piacevole visitarli facendo una passeggiata tra l’uno e l’altro. Abbiamo iniziato il nostro tour da The Kernel, uno dei primi birrifici ad essere nato sotto la ferrovia, conosciuto a livello internazionale per le bevute di grande eleganza ed equilibrio. Ci accoglie Evin, fondatore e birraio, raccontandoci la storia del birrificio e delle sue birre. Svelandoci qualche segreto, ci permette di entrare nel cuore del birrificio e scoprire la bottaia: una collezione di botti, tonneau e foudre usati per affinamenti, blend e talvolta anche per sperimentare con fermentazioni spontanee. Il birrificio non è aperto per visite al pubblico, ogni week end, è però possibile – come da tradizione - assaggiare le birre nella taproom adiacente che presto sarà rinnovata.

    Ci spostiamo di pochi passi per raggiungere Brew By Numbers, birrificio nato nel 2012 che propone bevute moderne ed interessanti giocando sullo studio di ricette nuove, stile per stile. Anche in questo caso il birrificio è molto piccolo, 3 archi collegati l’uno all’altro tra i quali si trova anche una taproom che vanta una tap line in continuo aggiornamento e frigoriferi ricchissimi di bottiglie e lattine: dalle più introvabili alle ultime release one shot. Dalla taproom accediamo direttamente al birrificio e, tra i tank, ascoltiamo la storia del birrificio ricevendo anche qualche anticipazione sulle prossime birre.
    Concludiamo la serata giusto un paio di archi più avanti dove da poco Moor ha aperto la sua taproom. Il birrificio di Bristol fondato da Justin Hawke ha scelto proprio il Beer Mile per trovare il suo spazio londinese. Ci accolgono musica hardcore, una taplist con le ultime release ed un calcio balilla a cui non si può far meno che giocare. Il grande classico che potrete trovare sempre da Moor è una proposta di birre in Cask o Pin da assaggiare e riassaggiare. La visita a questa Taproom ci riserva una sorpresa: l’assaggio di JJJ, proprio insieme ad una delle tre J: si tratta di una birra storica, un’Imperial Pale Ale – stile definito dai birrai stessi! disponibile solo una volta all’anno, creata in collaborazione da tre amici Justin, Jost e James, che oggi è proprio il Bar Manager di Moor Vaults.

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  • UNIQCAN, da Stone Berlino un nuovo progetto in esclusiva per l’Europa!

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    Potrebbe essere una buona idea organizzare un Week End a Berlino nelle prossime settimane: Stone Brewing Berlin ha organizzato per tutti noi una grande festa di compleanno sabato 15 settembre, per celebrare i primi due anni in Europa! Stone Brewing, l’iconico birrificio californiano che ha dato vita alla “generazione luppolata” noto per le sue birre audaci, di grande carattere e “luppolo-centriche” conosciuto e ammirato sia per i suoi prodotti, sia per aver mantenuto nel tempo un impegno costante nel garantire ai suoi fan le migliori birre possibili sempre al massimo della freschezza. Proprio per far questo ha deciso nel 2015 di aprire una nuova sede: un birrificio a Berlino pensato per poter offrire ai fan europei birre freschissime, disponibili tutto l’anno al picco del loro potenziale. Nascono a Berlino tutte le birre della core line Stone, da Stone IPA alla graffiante Stone Arrogant Bastard a cui si aggiungono spesso nuovi progetti in esclusiva per l’Europa. Uno di questi è UNIQCAN. Con questo nome si uscono “Unique”, tutte le release sono one shot, birre uniche in quantità super limitate, e “can” in quanto è stato creato un packaging esclusivo, lattina da 0,50 lt. con uno stile inconfondibile.

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  • THIS. IS. BEAVERTOWN.

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    Qualche mese fa una grande festa a Londra per festeggiare il sesto compleanno di uno dei birrifici più irriverenti del panorama inglese. Stiamo ovviamente parlando di Beavertown e cogliamo l’occasione per raccontarne la storia e l’evoluzione nel tempo.

    Nasce nel 2011 all’interno della cucina del Duke’s Brew and Que ristorante e brewpub di Londra, famoso per la cucina a base di carne in cui la fanno da padrone intensi profumi affumicati. Chi porta avanti questo progetto è Logan Plant che, una volta deciso di abbandonare la carriera di musicista ereditata dal padre (proprio lui, il Robert Plant dei Led Zeppelin!), si dedica alla produzione di birra. Proprio qui nascono alcune delle birre più conosciute tra cui 8 Ball, storica Ipa del birrificio pensata per essere abbinata alle pork ribs servite al ristorante; nonché la prima ricetta di Neck Oil, session Ipa, inizialmente ispirata alle Best Bitter del West Midlands e poi reinterpretata in pieno stile Beavertown. Con il 2012 le sperimentazioni continuano, nasce Gamma Ray che ancora oggi è tra le core line e best sellers del birrificio e Bloody 'Ell, Ipa con succo e scorza di arance sanguinelle che viene prodotta solo una volta all'anno, la cui produzione 2018 è arrivata in Italia proprio qualche giorno fa.

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  • Una chiacchierata con Jason Pond

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    Qualche giorno fa abbiamo ricevuto la visita di Jason Pond, capo della produzione di Brewdog e ne abbiamo approfittato per fare due chiacchiere. Abbiamo parlato di Brewdog e di birra ovviamente, ma anche della sua storia e del suo percorso: dalla California si è trasferito in Colorado nel 2008 insieme alla fidanzata, lavorando per Oskar Blues prima e per poi tornare sulla costa da Firestone Walker. Ci racconta che trasferirsi in Europa circa un anno fa, e lavorare per Brewdog, è stato un cambiamento importante soprattutto per quanto riguarda lo stile di vita, decisamente meno frenetico e più tranquillo, fatta eccezione per il lavoro.
    Brewdog è una delle realtà che è cresciuta e continua a crescere più velocemente in Europa e il ruolo che svolge nel panorama birrario europeo è molto simile a quello degli Stati Uniti all’interno della Craft Beer Revolution internazionale.

    Quali pensi che siano le differenze tra il panorama europeo delle craft beer e quello statunitense?

    Negli Stati Uniti la Craft Beer Revolution è iniziata in anticipo e oggi le produzioni artigianali hanno numeri più grandi. Questa è sicuramente una grande fortuna per l’Europa che può capire quali siano le tendenze che funzionano e quelle che non funzionano sul mercato e poi adattare la propria offerta. In ogni caso questa differenza oggi è molto meno marcata e anche negli States si guarda a quello che succede in Europa; basti pensare al grande interesse che c’è in questo momento per il mondo sour. Di fatto è quello che succede anche a Brewdog, essendo una realtà grande, spesso ha il ruolo di apripista di nuove tendenze.

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  • Moor, manifesto delle Modern Real Ales.

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    Beer is about flavour, drinkability and enjoyment.
    Ecco cosa dichiara Moor, il birrificio del Somerset ri-nato nel 2007 grazie a Justin Hawke, mastro birraio americano. Un lungo percorso che ha reso questo birrificio uno dei più apprezzati della Gran Bretagna, premiato ogni anno con riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. Dal 2014 si è spostato a Bristol contribuendo alla creazione di quello che è definito dal giornalista e autore Tim Webb “il panorama birrario più interessante degli UK”, contando più di 15 birrifici in un centro città da non più di mezzo milione di abitanti.

    Nelle birre di Justin si fondono perfettamente “la tendenza tedesca alle birre torbide”, le intense luppolature in stile americano e le tipiche rifermentazioni inglesi, Modern Real Ales, rifermentate in bottiglia (o in lattina), oppure servite in Cask.

    Parlare di birre in Cask significa dimenticare una carbonatazione “tecnologica”, e bere un prodotto a cui la seconda rifermentazione in cask e concede un corpo più delicato mentre il lievito trova grande spazio di espressione, anche a livello sensoriale. Parliamo di vere e proprie birre “vive” la cui produzione richiede tempistiche e attenzioni particolari, da qui la necessità che ha sentito Moor di un laboratorio di analisi sensoriale interno, a cui si aggiunge la sua grande cura per la selezione degli ingredienti. Anche per questo Il CAMRA ha riconosciuto per la prima volta lo status di Real Ales a birre in lattina, proprio ai prodotti di Moor.
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  • Guida ufficiale per affrontare il 2018 insieme a Brewdog

    Restare con il bicchiere vuoto è un rischio a cui nessuno dovrebbe essere esposto.
  • 10 cose che non puoi non sapere su Rogue Ales

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    Dal 1988 ad oggi Rogue ha appassionato il panorama brassicolo statunitense e mondiale. Una rivoluzione che continua tutt'oggi affascinando e conquistando anche gli spiriti più restii al mondo delle birre artigianali. In una scena mondiale in continuo e frenetico cambiamento, una realtà con 30 anni di esperienza alle spalle riesce a stare al passo con i tempi senza perdere di attrattiva né perdere la propria identità. Sperimentazione, grandi classici e studio della materia prima sono caratteristiche di Rogue che conosciamo bene, ma sappiamo che c'è molto di più; vi lasciamo quindi una lista di 10 cose che dovete assolutamente sapere per comprendere un po' più a fondo questa realtà.

    1. Dallo scantinato alla California. La storia di Rogue inizia in uno scantinato di Ashland in Oregon, ma già l’anno successivo inizia l'espansione verso Newport. Oggi conta 11 tra pub e birrifici sparsi tra l’Oregon, Washington e la California.
    2. Dietro la storia del primo brewpub Rogue c’è una donna nuda in un idromassaggio. Mohava Niemi, proprietaria di un ristorante, nel lontano 1989 concesse uno dei suoi locali vuoti al fondatore di Rogue ponendo però due condizioni: che si prendesse cura degli abitanti del posto; che esponesse una foto di lei nuda in un idromassaggio sulle pareti del pub. Ovviamente “il ritratto” è ancora lì!
    3. Bere birra per contribuire agli studi Ogni anno Rogue mette a disposizione dell'Oregon State University un'importante borsa di studio legata anche al nome del fondatore – e grande appassionato di idromassaggio – Jack Joyce. Chiunque di noi può contribuire a questa borsa di studio bevendo Hot Tub - Scolarship Lager, Helles Lager da 5,4% abv particolarmente fresca e beverina.
    4. Birre Rogue, ingredienti Rogue! Gran parte degli ingredienti utilizzati nelle loro birre provengono dalle fattorie Rogue, site a Indipendence in Oregon, in cui si producono orzo, luppoli, zucche, miele, peperoncini, nocciole e molto altro. Continua a leggere
  • Devil's Peak finalmente in Europa!

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    L’edizione 2018 di Beer Attraction si è appena conclusa, siamo molto felici di aver incontrato tanti di voi, ma soprattutto di esser riusciti a farvi assaggiare chicche e novità da tante parti del mondo. Tra questi Devil’s Peak, birrificio sudafricano su cui vale la pena spendere qualche parola in più.

    Devil’s Peak è uno dei simboli più conosciuti di Cape Town, raggiunge quasi 1000mt d’altezza e sovrasta lo skyline della città. Ma non solo.
    Dal 2012 Devil’s Peak è anche il nome del birrificio al primo posto su Ratebeer e Untappd per quanto riguarda il Sud Africa. Un’avventura iniziata da un gruppo di ragazzi che hanno deciso di prendere parte attivamente alla craft beer revolution. In breve tempo, una crescita importante, un trasloco che li porta in nuovi locali proprio dentro la città e diversi riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale.Oggi hanno una proposta di 5 birre disponibili tutto l’anno a cui si aggiungono alcune stagionali e una serie di collaborazioni anche a livello internazionale.

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  • To Øl: Birra, grafica, identità

    Chiunque si avvicini al mondo delle craft beer anche solo per il breve tempo di una birra con gli amici si ritrova all’interno di un mondo eclettico, spesso molto colorato. Il primo contatto con quella birra è la sua etichetta - o la sua lattina - e questi elementi non sono mai lasciati al caso dai birrifici. Potrebbero essere il motivo per cui quella birra viene scelta in uno scaffale pieno di tante altre. Fanno parte dell’esperienza, raccontano una storia: quella della birra, del birraio o dell’azienda. Tutto ciò ovviamente non è una novità, sono tante le realtà europee e non, che includono un grafico all’interno del loro team, proprio per costruire un’immagine che li rappresenti in tutto e per tutto.

    Kasper Ledet è stato compagno di scuola di uno dei fondatori di To Øl, dal 2010 è il graphic designer dell’azienda e si è occupato di etichette e lattine per i più di 250 prodotti lanciati in questi anni e distribuiti in quasi 50 nazioni nel mondo, nonché del merchandising. Si tratta di un birrificio con uno stile in continua evoluzione, i birrai sono sempre di più al lavoro sul concetto di innovazione per quanto riguarda stili, tecniche ed ingredienti. Anche per questo motivo non è raro che alcune birre siano prodotte una sola volta e, ovviamente, è sempre viva la necessità di una immagine coerente.

    “Per il grande portfolio delle birre To Øl - spesso piccoli lotti prodotti in quantità ridotte - sembra che una strategia di design aperta e fluida sia la più adeguata. Che, ovviamente, rispecchi lo stile sperimentale del birrificioContinua a leggere

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