Carrello0Item(s)

Accedi o Registrati
per procedere con il tuo ordine.

Il prodotto è stato aggiunto al carrello.

Blog Ales&Co

  • BeerScovery: Wild Beer Co.

    Drink Wildly Different: scopriamo insieme a Brett Elliss la filosofia di Wild Beer Co. attraverso ingredienti speciali, fermentazioni fuori dal comune e birre a vocazione gastronomica.

    Wild Beer Logo

    Questa settimana abbiamo avuto la fortuna di fare due chiacchiere in diretta con Brett Ellis, co-fondatore e head brewer di Wild Beer Co. Abbiamo avuto modo di capire meglio il significato del leitmotiv del birrificio: Drink Wildly Different.

    Wild nasce nel 2012, fondato da Brett Ellis e Andrew Cooper che condividono un approccio unico alla birra artigianale. Iniziano dedicandosi a fermentazioni acide ed affinamenti in botte considerando la birra come il “medium” che porta in ogni bicchiere gusti e profumi unici. Ed è proprio dal senso del gusto che inizia il processo creativo dietro ad ogni birra, complice il background di Brett che ha lavorato per anni in cucina come chef. Sulle etichette delle loro birre viene raramente indicato uno stile, in favore di descrittori sensoriali ed ingredienti speciali. È un modo diverso di intendere la birra ed un birrificio in cui si mette  al centro di tutto la birra stessa e il suo valore sociale in quanto siamo tutti portati a condividere una birra che ci piace con un amico.

    Continua a leggere
  • BeerScovery: Siren Craft Brew

    Un birraio italiano in uno dei birrifici più interessanti della scena britannica, Marco ci racconta Siren Craft Brew.

    Marco Benda è un ragazzo di Perugia, che seguendo la sua passione per la birra artigianale, ha iniziato a lavorare come birraio per Toccalmatto. Oggi è uno dei quattro birrai di Siren Craft Brew e nell’ultima diretta Facebook (che trovate a questo link!) ci ha permesso di sbirciare nella storia e nella filosofia del birrificio con un punto di vista d’eccezione.

    Siren nasce nel 2013 a pochi km da Londra. Ispirato dalle buone birre artigianali, di cui sente il richiamo proprio come un marinaio quello delle sirene, Darron Anley dà vita a questa realtà con l’obiettivo di creare birre di carattere, che possano raggiungere più persone possibili.  L’approccio del birrificio è orientato verso la creatività, verso una selezione accurata degli ingredienti ed una ricerca continua.
    Lo stesso approccio si trova nelle birre della core-line, recentemente convertita al formato in lattina su richiesta esplicita dei fan del birrificio, e nelle birre speciali, realease eccezionali in cui i birrai non pongono limiti alla propria fantasia.

    Continua a leggere
  • BeerScovery: Moor Beer Co.

    In diretta con il Justin Hawke, fondatore e birraio di Moor che ci porta alla scoperta della sua storia e della sua filosofia.

    Nella nostra chiacchierata con Justin Hawke, birraio e fondatore di Moor Beer Co., abbiamo parlato di storia e di tradizioni, di modernità, di legno, di lattine e anche di Star Wars. Un’oretta in diretta Facebook che ci ha permesso di approfondire la conoscenza con una delle figure più interessanti del panorama brassicolo britannico, dimostrando una relazione diretta tra la sua personalità e quella delle sue birre.

    Justin ha origini americane e dopo un periodo in Germania, ha deciso di stabilirsi in Inghilterra. Nelle sue birre sono evidenti le tre influenze geografiche: la naturale torbidezza delle birre tedesche, le intense luppolature californiane e la carbonatazione naturale delle Real Ale inglesi. Nascono quindi le sue Modern Real Ales, rifermentate in cask, fusto e lattina.
    E proprio la scelta di produrre esclusivamente in lattina, effettuata dopo un periodo di intense ricerche, è stata una vera e propria rivoluzione. La lattina può sicuramente assicurare altissimi standard qualitativi, ma sono stati necessari intensi studi affinché potesse dormire sonni tranquilli: infatti le birre di Moor sono can conditioned, prodotti vivi non filtrati né pastorizzati. Proprio per questo motivo sono state le prime in lattina ad essere riconosciute dal CAMRA come Real Ales. Si tratta di veri e propri “nano cask” da conservare e consumare a temperature adeguate.

    Continua a leggere
  • BeerScovery: Brasserie De La Senne

    Una chiacchierata alla scoperta di un birrificio dalla filosofia solida che guarda al territorio e ai gusti che si evolvono.

    La storia e la tradizione brassicola di una nazione come il Belgio non hanno bisogno di nessuna presentazione. Si tratta probabilmente del territorio con maggiore biodiversità birraria al mondo ed oggi vogliamo raccontare una realtà le cui birre sono profondamente legate al luogo in cui nascono.

    La storia di questo birrificio inizia nel 2002 con l’incontro tra Yvan De Baets e Bernard Leboucq, entrambi appassionati birrai che iniziano a produrre le proprie birre presso birrifici amici all’inizio, e in un piccolo birrificio di loro proprietà poco fuori Bruxelles successivamente. A fine 2010 apre le porte la Brasserie De La Senne che prende il suo nome proprio dal fiume che attraversa la città.

    Abbiamo approfondito la conoscenza con la Brasserie nell’appuntamento con BeerScovery del 6 maggio (se ve lo siete persi, trovate qui il link al video) insieme a Marta, milanese di nascita, Belga di adozione, che collabora con loro già tanti anni e ci ha portato con sé alla scoperta di mille curiosità.

    Continua a leggere
  • Beerscovery: Brew By Numbers

    Bermondsey è una di quelle zone di Londra considerata “the place to be” per tutti gli amanti di birra artigianale, in particolare il sabato pomeriggio quando tutte le Tap Room dei birrifici sono aperte. Ed è proprio qui che si trova dal 2012 Brew By Numbers.
    Come in tante storie che raccontiamo, alle spalle di questo birrificio c’è una solida amicizia ed una passione comune. Tom e Dave, fondatori di Brew By Numbers, si incontrano nel 2010 durante un viaggio in Asia tra pareti rocciose da scalare e giri in moto. Se il 2011 è stato l’anno in cui hanno approfondito la ricerca e lo studio da hombrewer, in collaborazione anche con maestri noti del mondo brassicolo come i birrai di The Kernel, è il 2012 a consacrare questa piccola realtà come birrificio vero e proprio.

    Presentano la prima birra 01|01 (una Hoppy Saison) ai ragazzi di Craft Beer Co. Clenkerwell per ricevere una prima critica. Funzionò al punto che divenne la prima birra ufficiale del birrificio, nonostante lo stile inusuale per il panorama britannico del tempo. In questo primo periodo portano la voglia di sperimentazione di ogni homebrewer all’interno del birrificio, dividendo ogni cotta in due e cambiando volta per volta luppolature, lieviti o ingredienti speciali, numerando ogni risultato secondo un metodo specifico: il primo numero corrisponde allo stile, il secondo al batch. Ed è proprio da qui che nasce il loro nome. Non pongono limiti alla propria fantasia, esplorando i confini delle luppolature e sperimentando allo stesso tempo con fermentazioni miste ed affinamenti in botte.

    La nostra chiacchierata con Mike (di cui vi lasciamo il link) ha toccato i momenti più importanti della storia di questo giovane birrificio come l’introduzione delle prime lattine nel 2018 ed il restyling che portò etichette nere con scritte chiare ed un nuovo modo di chiamare le birre: si identificano oggi solo con lo stile e i luppoli o gli ingredienti speciali usati in fase di produzione. Ci ha raccontato anche che la voglia di fare sempre di più e sempre meglio è culminata con il lancio di una campagna di Crowdfunding nel 2019.
    Chiedendo ai clienti più affezionati di sostenerli, Brew By Numbers ha potuto ingrandire il birrificio e sta progettando una nuova Tap Room in cui accogliere tutti, offrendo anche un servizio di cucina. In quest’ottica hanno anche dato vita ad una nuova area separata dedicata esclusivamente al legno: nascono e si evolvono lì tutte le birre affinate in botte, dalle massicce Imperial Stout alle birre a fermentazione acida.

    Come per tutte le realtà, l’emergenza sanitaria che stiamo affrontando in questi mesi è una situazione nuova da gestire, che i ragazzi hanno deciso di sfruttare al meglio rendendo più fluido il proprio business inaugurando uno shop online e collaborando con Marks and Spencer. L’idea è quella di avvicinare tutti all’esperienza di una buona birra artigianale, portandola direttamente nelle case.

    La diretta con Mike è stata molto divertente, ci ha permesso di sbirciare nella scena craft londinese, regalandoci anche un paio di sneak peek sui programmi del birrificio non appena l’emergenza sarà rientrata. Vi lasciamo il link al loro sito per conoscerli ancora meglio ed il link diretto alle disponibilità aggiornate.

  • To Øl City!

    Creatività e flessibiltà sono i due leitmotiv di To Øl, uno dei birrifici più intriganti della scena craft internazionale. Nato nel 2010 dalla passione di due amici per l’homebrewing, per quasi dieci anni si è identificato nella definizione di birrificio gypsy. Una realtà in continua evoluzione che ha fatto di approccio scientifico, sperimentazione e collaborazioni con birrifici da tutto il mondo il suo punto di forza.

    Nel 2019 To Øl  inizia un periodo di passaggio che si conclude all’inizio di quest’anno: a gennaio 2020 si aprono le porte To Øl City.
    Uno spazio di 150.000 metri quadri, destinato in passato ad un’azienda di trasformazione di frutta all’inizio e di ketchup poi, recuperato e ridistribuito sulla base delle necessità del birrificio. Il cuore della produzione è composto da due aree, una dedicata alle “clean beers” ed una “wild brewery”. Se nella prima trovano spazio le fermentazioni “tradizionali”, la seconda è un vero e proprio regno delle fermentazioni spontanee, con la speranza che la vicinanza degli orti favorisca sempre la nascita di nuovi lieviti. In entrambi i casi non mancano le botti, foeders nuove ed usate, in arrivo da diverse parti del mondo, destinate a fermentazioni ed affinamenti. E proprio parlando di birre, una delle più importanti novità che To Øl City porta con sé è una nuova core line: accanto alle birre flagship che lo hanno reso celebre nel tempo come Garden of Eden e Gose to Hollywood, saranno disponibili adesso tre birre pensate per essere simbolo di To Øl con la loro pericolosa bevibilità: House of Pale, City Session Ipa e Whirl Domination.

    To Øl City è uno spazio dove non vengono messi confini alla creatività, per questo motivo alcune delle idee inizialmente sviluppate da BRUS, brewpub di To Øl nato nel 2016 nel cuore di Copenaghen, verranno spostate qui come la produzione di aceto di birra o le sperimentazioni legate al mondo dei cocktail e dei fermentati.
    Accanto a questi un occhio di riguardo è da riservare alla distilleria: si tratta di un’idea ancora agli albori, ma come ci ha anticipato Linda nella nostra diretta, To Øl ha iniziato a lavorare con la distillazione sottovuoto e gli affinamenti in botti degli spirits. Sicuramente possiamo aspettarci grandi sorprese.

    Sono già arrivate in Italia invece, le produzioni del progetto Mikropolis. Cocktail in lattina di altissima qualità di cui To Øl cura ogni minimo dettaglio, dalla produzione degli ingredienti come bitter e toniche alla miscelazione. Si tratta di cocktail già pronti, di grande equilibrio, pensati per tantissime occasioni d’uso, dagli aperitivi casalinghi di questo periodo ai grandi festival musicali che ci auguriamo poter ricominciare a frequentare presto.

    Trovate le birre di To Øl disponibili in questo momento a questo link e se volete approfondire la conoscenza con questa incredibile ed eclettica realtà vi consigliamo di vedere la mini serie di video su Youtube che ci porta dietro le quinte di To Øl City. Qui il primo episodio!
    Per chi, invece, si fosse perso la nostra chiacchierata in diretta con Linda, la trovate qui!

  • Tenersi occupati in quarantena: beer geeks edition

    Stiamo costruendo una nuova routine, organizziamo la nostra quotidianità su ritmi nuovi in cui ognuno di noi scandisce il tempo in modo diverso. Tutti abbiamo in comune il passare molto più tempo in casa e l’avere più tempo libero del solito. 

    Nonostante quasi tutta l’Italia si lasci andare alle sperimentazioni mangerecce, dal pane alla pizza del venerdì ed ai pancake della domenica, resta comunque abbastanza tempo libero da impiegare in modo proficuo. Qui interviene questo post con i nostri personali suggerimenti per tenersi impegnati durante il lockdown.

    Continua a leggere
  • Tactical Nuclear Penguin


    Come ogni anno Sanremo fa parlare di sè (nel bene e nel male), ci intrattiene per quasi una settimana e ci regala un'idea del panorama musicale italiano. Quest'anno per noi è stato ancora più speciale degli altri anni, grazie ai Pinguini Tattici Nucleari, a cui facciamo i complimenti per il meritatissimo podio!
    Come hanno raccontato in più di un'occasione, i ragazzi di Bergamo hanno tratto ispirazione per il loro nome da una delle birre più celebri di BrewDog.

    La storica Tactical Nuclear Penguin prodotta da James Watt e Martin Dickie, aveva la gradazione alcolica di 32 % abv, che l'ha resa la birra più alcolica al mondo, avendo superato i 31 % di una birra prodotta in Germania da Schorschbraer.

    Continua a leggere
  • Dry January

    alt

    Una campagna nata già negli anni quaranta in Finlandia e rilanciata ufficialmente dall’Alcol Concern inglese in collaborazione con il Public Health England, organo esecutivo che si occupa della salute pubblica nel Regno Unito. Viene invitata la popolazione ad astenersi dal consumo di bevande alcoliche dal primo all’ultimo giorno di Gennaio.

    In Italia questa tradizione non si è ancora radicata, ma abbiamo deciso di avvicinarci a questo modo di iniziare l’anno, dedicando il primo mese del 2020 a bevute a bassa gradazione alcolica. Un periodo che ci permetterà di restare fedeli ai buoni propositi e di avvicinarci ad un trend che sta a tutti gli effetti spopolando in tutto il mondo, in particolare tra i più giovani come spiegano diversi articoli in merito, tra cui questo della BBC News.Troppo spesso le birre a bassa gradazione sono vittime ingiuste di un pregiudizio molto forte e sono state sempre considerata l’alternativa triste destinata solo a chi deve guidare: siamo qui per raccontare che le cose sono cambiate. Le birre di cui parliamo oggi sono tutte accomunate dall’ottima bevibilità, ma si tratta di interpretazioni di molti stili differenti, in linea con la creatività di ogni birraio.

    Continua a leggere

  • Sacred Spirits, the Spirit of Innovation

    alt

    Una distilleria, ma anche un progetto di famiglia, Sacred Spirits nasce a Londra nel 2008, fondato da Ian Hart e Hilary Whitney. Non è un segreto che proprio nella capitale britannica si sia sviluppata la “Gin Craze” del diciottesimo secolo. È proprio in quegli anni che il gin diventa uno dei simboli della città, nascono centinaia tra distillerie e gin shop, e praticamente tutti lo bevono. Un boom nei consumi e nella produzione di gin che ha fatto sì che non sempre la qualità fosse messa al primo posto.

    Sacred Gin nasce a casa di Ian e Hilary con l’obiettivo di scrivere un nuovo capitolo nella storia del distillato più celebre di Londra. Ian, da sempre appassionato di gin, dopo una laurea in Scienze Naturali entra nel mondo di Wall Street, per poi decidere di abbandonarlo e rendere la sue passione un vero e proprio lavoro. Dalla selezione delle botaniche, allo studio legato alle tecnologie di produzione, Ian e la sua compagna hanno creato questa distilleria a loro immagine.

    Le botaniche selezionate sono tutte biologiche e tra queste spicca l’incenso, Boswellia Sacra in latino. Proprio l’incenso è la firma di Ian nella creazione dei suoi distillati. Dopo diverse ricette e tante prove di distillazione, sarà la ricetta n. 23 a colpire il palato del suo personale panel di degustatori, il pub di fiducia “The Wrestlers”.  Sono circa una dozzina le botaniche all’interno del Sacred Gin, tra queste spiccano ginepro, cardamomo, pompelmo rosa ed, ovviamente la radice di Boswellia Sacra.

    Continua a leggere

Oggetti 1 a 10 di 287 totali

  1. 1
  2. 2
  3. 3
  4. 4
  5. 5
  6. ...
  7. 29