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To Øl: Birra, grafica, identità

Notizie dai birrifici
Scritto da Giorgia Croce   
Lunedì 05 Febbraio 2018 17:09

 

 

Chiunque si avvicini al mondo delle craft beer anche solo per il breve tempo di una birra con gli amici si ritrova all’interno di un mondo eclettico, spesso molto colorato. Il primo contatto con quella birra è la sua etichetta - o la sua lattina - e questi elementi non sono mai lasciati al caso dai birrifici. Potrebbero essere il motivo per cui quella birra viene scelta in uno scaffale pieno di tante altre. Fanno parte dell’esperienza, raccontano una storia: quella della birra, del birraio o dell’azienda. Tutto ciò ovviamente non è una novità, sono tante le realtà europee e non, che includono un grafico all’interno del loro team, proprio per costruire un’immagine che li rappresenti in tutto e per tutto.

Kasper Ledet è stato compagno di scuola di uno dei fondatori di To Øl, dal 2010 è il graphic designer dell’azienda e si è occupato di etichette e lattine per i più di 250 prodotti lanciati in questi anni e distribuiti in quasi 50 nazioni nel mondo, nonché del merchandising. Si tratta di un birrificio con uno stile in continua evoluzione, i birrai sono sempre di più al lavoro sul concetto di innovazione per quanto riguarda stili, tecniche ed ingredienti. Anche per questo motivo non è raro che alcune birre siano prodotte una sola volta e, ovviamente, è sempre viva la necessità di una immagine coerente.


“Per il grande portfolio delle birre To Øl - spesso piccoli lotti prodotti in quantità ridotte - sembra che una strategia di design aperta e fluida sia la più adeguata. Che, ovviamente, rispecchi lo stile sperimentale del birrificio

Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Febbraio 2018 11:22
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Fierce Beer: dall'oro nero al nettare degli dei

Notizie dai birrifici
Scritto da Giorgia Croce   
Martedì 30 Gennaio 2018 19:20

 

I protagonisti della nostra storia provengono dal mondo petrolifero e da quello marittimo, si chiamano Dave Grant e David Mc Hardy e si incontrano per la prima volta nel 2015 a Sunderland ad un corso di Brewing Technology. Scoprono sin da subito di avere vedute simili, ognuno di loro apprezza il lavoro dell’altro ed entrambi ritengono che il cibo giochi un ruolo decisivo nell’enfatizzare ed accompagnare le caratteristiche di una birra.

“I liked the beers he was making, he liked the beers I was making, and we are both a bit of a gastronaut”

(A me piacevano le birre che faceva, a lui piacevano le mie, ed entrambi eravamo un po’ gastronauti”.)

Quindi, con queste premesse nel 2016 grazie alle loro liquidazione ed al sostegno morale ed economico di altri soci riescono a racimolare 250.000 sterline per avviare il loro sogno. Sogno che apre i battenti ad Aberdeen in Scozia e prende il nome di: “Fierce Beer”.

Si sa, passione, dedizione e costanza fanno dei sogni realtà, così Fierce nel 2017 arriva a produrre 250,000 lt annui con l’obiettivo di ampliare notevolmente l’impianto produttivo entro questo mese.

Così, in quasi due anni di vita, hanno già prodotto più di 50 etichette, alcune “one shot” altre di produzione fissa e hanno suddiviso la loro linea produttiva in quattro:

  1. Hoppy. Pale A
  2. le, Ipa e altre birre luppolate;
  3. Fruity. Birre chiare con purea di frutta e birre acide;
  4. Dark. Stout e Porter con aggiunta di spezie, caffè, noci;
  5. Seasonals. Produzioni stagionali con zenzero, habanero e altri ingredienti particolari.
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Piccola fotografia sulla Norvegia brassicola

Ultime
Scritto da Giorgia Croce   
Giovedì 11 Gennaio 2018 17:23

 

 

Ah, il grande Nord!

Nonostante (troppo) spesso si tenda a generalizzare agglomerando cultura, tradizioni e usanze di “quei posti freddi dove il sole tramonta alle 3” farlo con la birra potrebbe rivelarsi una questione più delicata del previsto: non c’è uno stile unico o caratteristico e le informazioni che ci arrivano sono spesso limitate (causa anche della lingua dalla difficile interpretazione?).

Fino a qualche anno fa il movimento della birra artigianale era molto vivace soprattutto in Danimarca con un considerevole numero di birrifici emergenti di alto interesse, tra le quali c’era anche il “nostro” Mikkeller.

Oggi, realtà come quella Norvegese, con alla base una cultura brassicola spontanea e frammentata a livello regionale con produzioni tipiche come le Harvest Ale (birre prodotte durante il raccolto) e le Christmas Ale, hanno saputo affermarsi, evolversi e creare il proprio segmento di mercato, riuscendo, tramite un percorso di sperimentazione e un’accurata selezione della materia prima a dimostrare un fortissimo potenziale e una straordinaria apertura mentale.

Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Gennaio 2018 17:49
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