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Abbinamento birra e cibo, la pizza è l’unica opzione possibile?

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Scritto da Antonella Piscitello   
Mercoledì 04 Aprile 2018 16:31

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Il legame tra lievitati e fermentati è del tutto indissolubile. Cereali, acqua e lievito insieme ad un paio di altri ingredienti peculiari avvicinano pizza e birra creando un rapporto gastronomico e culturale difficile da scardinare. Anzi, potrebbe sembrare che in Italia, in cui la cultura gastronomica è storicamente legata al vino e ai suoi abbinamenti, quello accanto alla pizza, sia l’unico spazio a disposizione della birra.

In realtà, nel panorama di oggi questa associazione rischia di essere quantomeno riduttiva e anzi ci possiamo permettere di allargare un po’ questo orizzonte. Iniziamo parlando al plurale: gli abbinamenti tra pizze e birre non possono essere considerati al singolare. La varietà di farine, impasti e ingredienti fanno sì che l’abbinamento con la “classica birra bionda”, che per altro in questi termini non esiste, dato che le interpretazioni sono molteplici, non sia più sufficiente da solo. In più oggi si può tenere conto non solo dell’enorme varietà del panorama brassicolo nazionale e non, ma anche di tutte le opzioni in termini di ingredienti, ricette e preparazioni che la cucina oggi ha a disposizione. Esplorando il mondo degli abbinamenti in senso lato è necessario fare una distinzione di fondo ovvero decidere se procedere per accordo o per contrasto, o più semplicemente, tenere conto di entrambe le opportunità. Nel primo caso si mettono accanto cibi e bevande con le stesse caratteristiche gustative, nel secondo ci si pone l’obiettivo di riequilibrare il palato accostando sensazioni tattili o sapori tra di loro opposti. La riuscita di un abbinamento in ogni caso non sarà mai legata ad un’equazione matematica, ma piuttosto alla memoria sensoriale del soggetto e ovviamente alle singole preferenze. Per affrontare più nel dettaglio questo argomento, e includere piatti diversi dalla pizza, facciamo riferimento ad alcune delle diverse caratteristiche che è possibile trovare in una birra.

Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Aprile 2018 09:30
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Una chiacchierata con Jason Pond

Notizie dai birrifici
Scritto da Antonella Piscitello   
Giovedì 29 Marzo 2018 15:11

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Qualche giorno fa abbiamo ricevuto la visita di Jason Pond, capo della produzione di Brewdog e ne abbiamo approfittato per fare due chiacchiere. Abbiamo parlato di Brewdog e di birra ovviamente, ma anche della sua storia e del suo percorso: dalla California si è trasferito in Colorado nel 2008 insieme alla fidanzata, lavorando per Oskar Blues prima e per poi tornare sulla costa da Firestone Walker. Ci racconta che trasferirsi in Europa circa un anno fa, e lavorare per Brewdog, è stato un cambiamento importante soprattutto per quanto riguarda lo stile di vita, decisamente meno frenetico e più tranquillo, fatta eccezione per il lavoro.
Brewdog è una delle realtà che è cresciuta e continua a crescere più velocemente in Europa e il ruolo che svolge nel panorama birrario europeo è molto simile a quello degli Stati Uniti all’interno della Craft Beer Revolution internazionale.

Quali pensi che siano le differenze tra il panorama europeo delle craft beer e quello statunitense?

Negli Stati Uniti la Craft Beer Revolution è iniziata in anticipo e oggi le produzioni artigianali hanno numeri più grandi. Questa è sicuramente una grande fortuna per l’Europa che può capire quali siano le tendenze che funzionano e quelle che non funzionano sul mercato e poi adattare la propria offerta. In ogni caso questa differenza oggi è molto meno marcata e anche negli States si guarda a quello che succede in Europa; basti pensare al grande interesse che c’è in questo momento per il mondo sour. Di fatto è quello che succede anche a Brewdog, essendo una realtà grande, spesso ha il ruolo di apripista di nuove tendenze.

Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Marzo 2018 15:47
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Moor, manifesto delle Modern Real Ales.

Notizie dai birrifici
Scritto da Antonella Piscitello   
Giovedì 22 Marzo 2018 10:33

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Beer is about flavour, drinkability and enjoyment.
Ecco cosa dichiara Moor, il birrificio del Somerset ri-nato nel 2007 grazie a Justin Hawke, mastro birraio americano. Un lungo percorso che ha reso questo birrificio uno dei più apprezzati della Gran Bretagna, premiato ogni anno con riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. Dal 2014 si è spostato a Bristol contribuendo alla creazione di quello che è definito dal giornalista e autore Tim Webb “il panorama birrario più interessante degli UK”, contando più di 15 birrifici in un centro città da non più di mezzo milione di abitanti.

Nelle birre di Justin si fondono perfettamente “la tendenza tedesca alle birre torbide”, le intense luppolature in stile americano e le tipiche rifermentazioni inglesi, Modern Real Ales, rifermentate in bottiglia (o in lattina), oppure servite in Cask.

Parlare di birre in Cask significa dimenticare una carbonatazione “tecnologica”, e bere un prodotto a cui la seconda rifermentazione in cask e concede un corpo più delicato mentre il lievito trova grande spazio di espressione, anche a livello sensoriale. Parliamo di vere e proprie birre “vive” la cui produzione richiede tempistiche e attenzioni particolari, da qui la necessità che ha sentito Moor di un laboratorio di analisi sensoriale interno, a cui si aggiunge la sua grande cura per la selezione degli ingredienti. Anche per questo Il CAMRA ha riconosciuto per la prima volta lo status di Real Ales a birre in lattina, proprio ai prodotti di Moor.

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