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Guida ufficiale per affrontare il 2018 insieme a Brewdog

Notizie dai birrifici
Scritto da Antonella Piscitello   
Giovedì 08 Marzo 2018 16:55

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Restare con il bicchiere vuoto è un rischio a cui nessuno dovrebbe essere esposto. Chi, di sicuro, non lo permetterebbe mai sono i ragazzi di Brewdog. Con anni di lavoro alle spalle su birre che ci hanno già conquistato, da Punk Ipa a Jack Hammer, sperimentazioni e ricerca, anche nel 2018 non ci lasceranno - letteralmente - a bocca asciutta. Vi riportiamo le linee guida per il 2018, qualche consiglio su tutto quello che proprio non dovrebbe mancare nel vostro bicchiere.

Partiamo dalla gamma delle Headliners che ha recentemente subito dei cambiamenti. La Kingpin che conosciamo bene, lascia il posto a Indie Pale Ale: 4,2% abv, luppolata con Columbus, Cascade e Simcoe, prodotta per conquistare gli appassionati e iniziare il grande pubblico al mondo delle birre artigianali grazie a grande equilibrio e alta facilità di bevuta, è disponibile in lattina da 0,33 lt. e KeyKeg da 30 lt.; presto arriveranno la lattina in formato 0,5 lt e la bottiglia da 0,33 lt.

Anche la produzione delle Amplified può vantare un nuovo ingresso, Native Son, di cui vale la pena raccontare un po’ la storia. Dall’inizio del 2017 Brewdog ha chiamato, dagli Stati Uniti, Jason Pond a far parte dei suoi mastri birrai. Con Native Son Jason lavora per creare la sua birra ideale. Stiamo, ovviamente, parlando di un’ American Ipa dalla luppolatura spinta che vanta grande morbidezza in struttura. La potete trovare già disponibile sia in lattina da 0,33 lt. che in KeyKeg da 20 lt.
Nel 2018 ci sarà anche spazio per le High Octane, birre dalla produzione estremamente complessa e delicata che vengono rilasciate solo una volta all’anno. Come ormai da tradizione festeggeremo il compleanno di Brewdog con un Imperial Stout, quest’anno Dog G. Torneranno anche Tactical Nuclear Penguin, con un nuovo look per il formato da 110 ml., e Paradox, serie di Stout affinate in botti di whisky. Tornerà anche Tokio, Imperial Stout con gelsomino e mirtilli, che già negli scorsi anni ci ha conquistato con il suo carattere.

Ultimo aggiornamento Venerdì 09 Marzo 2018 08:56
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10 cose che non puoi non sapere su Rogue Ales

Notizie dai birrifici
Scritto da Antonella Piscitello   
Giovedì 01 Marzo 2018 17:36

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Dal 1988 ad oggi Rogue ha appassionato il panorama brassicolo statunitense e mondiale. Una rivoluzione che continua tutt'oggi affascinando e conquistando anche gli spiriti più restii al mondo delle birre artigianali. In una scena mondiale in continuo e frenetico cambiamento, una realtà con 30 anni di esperienza alle spalle riesce a stare al passo con i tempi senza perdere di attrattiva né perdere la propria identità. Sperimentazione, grandi classici e studio della materia prima sono caratteristiche di Rogue che conosciamo bene, ma sappiamo che c'è molto di più; vi lasciamo quindi una lista di 10 cose che dovete assolutamente sapere per comprendere un po' più a fondo questa realtà.

  1. Dallo scantinato alla California. La storia di Rogue inizia in uno scantinato di Ashland in Oregon, ma già l’anno successivo inizia l'espansione verso Newport. Oggi conta 11 tra pub e birrifici sparsi tra l’Oregon, Washington e la California.
  2. Dietro la storia del primo brewpub Rogue c’è una donna nuda in un idromassaggio. Mohava Niemi, proprietaria di un ristorante, nel lontano 1989 concesse uno dei suoi locali vuoti al fondatore di Rogue ponendo però due condizioni: che si prendesse cura degli abitanti del posto; che esponesse una foto di lei nuda in un idromassaggio sulle pareti del pub. Ovviamente “il ritratto” è ancora lì!
  3. Bere birra per contribuire agli studi Ogni anno Rogue mette a disposizione dell'Oregon State University un'importante borsa di studio legata anche al nome del fondatore – e grande appassionato di idromassaggio – Jack Joyce. Chiunque di noi può contribuire a questa borsa di studio bevendo Hot Tub - Scolarship Lager, Helles Lager da 5,4% abv particolarmente fresca e beverina.
  4. Birre Rogue, ingredienti Rogue! Gran parte degli ingredienti utilizzati nelle loro birre provengono dalle fattorie Rogue, site a Indipendence in Oregon, in cui si producono orzo, luppoli, zucche, miele, peperoncini, nocciole e molto altro.

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Devil's Peak finalmente in Europa!

Notizie dai birrifici
Scritto da Antonella Piscitello   
Mercoledì 21 Febbraio 2018 17:25

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L’edizione 2018 di Beer Attraction si è appena conclusa, siamo molto felici di aver incontrato tanti di voi, ma soprattutto di esser riusciti a farvi assaggiare chicche e novità da tante parti del mondo. Tra questi Devil’s Peak, birrificio sudafricano su cui vale la pena spendere qualche parola in più.

Devil’s Peak è uno dei simboli più conosciuti di Cape Town, raggiunge quasi 1000mt d’altezza e sovrasta lo skyline della città. Ma non solo.
Dal 2012 Devil’s Peak è anche il nome del birrificio al primo posto su Ratebeer e Untappd per quanto riguarda il Sud Africa. Un’avventura iniziata da un gruppo di ragazzi che hanno deciso di prendere parte attivamente alla craft beer revolution. In breve tempo, una crescita importante, un trasloco che li porta in nuovi locali proprio dentro la città e diversi riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale.Oggi hanno una proposta di 5 birre disponibili tutto l’anno a cui si aggiungono alcune stagionali e una serie di collaborazioni anche a livello internazionale.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Febbraio 2018 17:52
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Finalmente Beer Attraction, la conclusione del viaggio attraverso le birre dal mondo è dentro al bicchiere!

Eventi
Scritto da Giorgia Croce   
Venerdì 16 Febbraio 2018 20:22

 

 

 

Il nostro viaggio verso Beer Attraction giunge alla sua ultima tappa. Abbiamo camminato per terre lontane attraverso le birre che possono rappresentare al meglio ogni nazione, cercando di capire quali siano i diversi modi di viverle.

Vi invitiamo, però, a concludere questo viaggio facendo esperienza dal vero di queste produzioni. Tutte le birre di cui abbiamo letto in queste settimane saranno disponibili a Beer Attraction, le troverete e ci troverete al Padiglione C5 Stand 166. Ci prenderemo la libertà di farvi viaggiare con il bicchiere e le papille gustative attraverso birre provenienti da USA, Inghilterra, Irlanda, Norvegia, Danimarca, Olanda, Nuova Zelanda e Sud Africa.

Ci piace considerare il nostro stand una vera e propria finestra sull’Europa e anche un po’ sul mondo: sarà l’occasione per assaggiare qualcosa che si affaccia da veramente poco tempo sul mercato Italiano, come Whiplash e Yellowbelly, che vi introdurranno al panorama brassicolo irlandese. Ma sarà anche il momento per dare un’occhiata a quello che succede in Norvegia con le proposte di Aegir e Amundsen, ed in Sud Africa con Devil’s Peak.

Ma parliamo un po' dei numeri di questa edizione di Beer Attraction. Vi aspettano 35 spine, una taplist che ruoterà nei quattro giorni della fiera e in cui troveranno spazio più di 50 prodotti diversi: le birre che già conosciamo, le chicche che cerchiamo con attenzione e le novità tutte da scoprire. A queste si aggiungono 12 birre in Cask, per rispettare la tradizione anglossassone di cui questi stili hanno bisogno.

Troverete ovviamente anche sei frigoriferi con una ricchissima selezione sia in lattina che in bottiglia, dedicando lo spazio che meritano anche ad una serie di birre Gluten Free, bevande analcoliche e sidri!

 

Come ogni anno i quattro giorni di Beer Attraction saranno sicuramente intensi, saranno l'occasione per salutare vecchi amici, ma anche incontrarne di nuovi, esperti del settore e neofiti. Avremo sicuramente modo di fare due chiacchiere, ma cercheremo soprattutto di far esprimere ognuno dei prodotti che portiamo con noi al massimo del suo potenziale affinché racconti non solo i propri ingredienti, ma anche la terra da cui proviene e il birraio che ci ha lavorato con passione.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 16 Febbraio 2018 20:34
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To Øl: Birra, grafica, identità

Notizie dai birrifici
Scritto da Giorgia Croce   
Lunedì 05 Febbraio 2018 17:09

 

 

Chiunque si avvicini al mondo delle craft beer anche solo per il breve tempo di una birra con gli amici si ritrova all’interno di un mondo eclettico, spesso molto colorato. Il primo contatto con quella birra è la sua etichetta - o la sua lattina - e questi elementi non sono mai lasciati al caso dai birrifici. Potrebbero essere il motivo per cui quella birra viene scelta in uno scaffale pieno di tante altre. Fanno parte dell’esperienza, raccontano una storia: quella della birra, del birraio o dell’azienda. Tutto ciò ovviamente non è una novità, sono tante le realtà europee e non, che includono un grafico all’interno del loro team, proprio per costruire un’immagine che li rappresenti in tutto e per tutto.

Kasper Ledet è stato compagno di scuola di uno dei fondatori di To Øl, dal 2010 è il graphic designer dell’azienda e si è occupato di etichette e lattine per i più di 250 prodotti lanciati in questi anni e distribuiti in quasi 50 nazioni nel mondo, nonché del merchandising. Si tratta di un birrificio con uno stile in continua evoluzione, i birrai sono sempre di più al lavoro sul concetto di innovazione per quanto riguarda stili, tecniche ed ingredienti. Anche per questo motivo non è raro che alcune birre siano prodotte una sola volta e, ovviamente, è sempre viva la necessità di una immagine coerente.


“Per il grande portfolio delle birre To Øl - spesso piccoli lotti prodotti in quantità ridotte - sembra che una strategia di design aperta e fluida sia la più adeguata. Che, ovviamente, rispecchi lo stile sperimentale del birrificio

Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Febbraio 2018 11:22
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